
Il concetto di magia in La Méthode di Edgar Morin (1977–2004, opera in sei tomi) occupa un ruolo significativo, non come semplice curiosità antropologica, ma come momento fondativo del pensiero umano e dimensione permanente della conoscenza.
1. La magia come arca di origine del pensiero
Morin considera la magia come una delle prime forme di organizzazione simbolica e cognitiva dell’umanità.
Nel Tomo 1 – La Natura della Natura, egli mostra che la magia non è un errore da superare, ma un modo di pensare complesso, in cui si intrecciano:
• emozione, affetto e ragione,
• soggetto e oggetto,
• natura e cultura.
La magia, dice Morin, nasce da una confusione originaria tra il soggetto e il mondo, una proiezione del sé sull’universo. Ma questa confusione non è solo “errore”: è anche il primo tentativo di dare senso, di stabilire connessioni tra le cose. È quindi la matrice originaria sia del pensiero religioso sia di quello scientifico.
2. Dalla magia alla scienza (senza rottura)
Morin rifiuta la visione positivista secondo cui la storia del pensiero procede dalla magia → religione → scienza come superamento lineare.
Per lui, la razionalità non cancella la magia, ma la integra e la trasforma: elementi magici sopravvivono nella scienza moderna sotto altre forme (fede nel progresso, fascinazione per la potenza tecnica, ecc.).
“La magia non è scomparsa, ma è migrata in altre regioni del pensiero umano.”
Morin parla di una “complessità antropologica del pensiero”, dove la dimensione mitico-magica coesiste con quella logico-razionale.
3. Magia come archetipo dell’unione
Nel Tomo 2 – La Vita della Vita e nel Tomo 5 – L’Umanità dell’Umanità, Morin amplia la prospettiva:
la magia rappresenta anche la tendenza umana all’unificazione, al legame, alla comunione con il mondo e con gli altri.
In questo senso, la magia ha una funzione poetica ed ecologica: riconnette ciò che il pensiero analitico separa. È una forma di “sapere relazionale” ante litteram, che anticipa la sua idea di pensiero complesso, capace di congiungere anziché disgiungere.
4. Magia e complessità
Nel Tomo 4 – Le Idee, Morin mostra che ogni sistema di pensiero — anche quello scientifico — contiene una parte di “magia epistemologica”, cioè un nucleo di credenze, simboli e metafore fondanti non riducibili alla pura logica.
La magia diventa allora una categoria epistemologica: essa ci ricorda che non esiste conoscenza puramente razionale e che ogni atto conoscitivo implica emozione, simbolo, immaginario.
La riabilitazione della magia
Per Morin, dunque, la magia è:
• antropologicamente originaria,
• cognitivamente complessa,
• culturalmente persistente,
• epistemologicamente rivelatrice (mostra i limiti del riduzionismo razionale).
Non va eliminata, ma riconosciuta e integrata nel pensiero complesso, come una delle sue dimensioni costitutive.